Ingegneria marittima e portuale

Costa Concordia: parbuckling e rigalleggiamento

Costa Concordia: parbuckling e rigalleggiamento

By Redazione

La rimozione del relitto della Costa Concordia, naufragata il 13 gennaio 2012 davanti all’Isola del Giglio, è considerata la più grande operazione di recupero navale mai realizzata. Lo scafo, di circa 50.000 tonnellate, giaceva sul fianco destro su un fondale roccioso in forte pendenza, con il rischio di scivolare verso acque più profonde. Il progetto ha richiesto quasi due anni e mezzo di lavoro e oltre 500 tecnici.

Messa in sicurezza

La prima fase ha riguardato la rimozione del carburante, per eliminare il rischio di sversamenti, e la stabilizzazione dello scafo con sistemi di ancoraggio a terra. Sul fondale sono state realizzate piattaforme subacquee in acciaio, fondate su pali, e letti di sacchi riempiti di malta: costituivano l’appoggio su cui lo scafo si sarebbe adagiato dopo la rotazione, in assenza di un fondale naturale regolare.

Il parbuckling

La rotazione in posizione verticale, detta parbuckling, è iniziata il 16 settembre 2013 e si è conclusa in circa 19 ore. Lo scafo è stato tirato da martinetti idraulici a trefoli: un sistema di cavi ancorato a terra passava sotto la chiglia fino al lato sinistro, mentre un secondo sistema era montato su piattaforme in acqua. Nella fase iniziale la rotazione era affidata ai tiri; superato un certo angolo, il riempimento d’acqua dei cassoni già fissati sul lato emerso ha fornito il momento necessario a completare il movimento. L’intera manovra è stata condotta a velocità molto bassa, con monitoraggio continuo di deformazioni, tensioni nei cavi e assetto.

Cassoni e rigalleggiamento

Sulle due fiancate sono stati installati 30 cassoni di galleggiamento, 15 per lato. Una volta completata la rotazione, la seconda serie è stata fissata sul lato rimasto sommerso. Per il rigalleggiamento i cassoni, inizialmente pieni d’acqua, sono stati svuotati progressivamente con aria compressa: la spinta generata ha sollevato lo scafo dalle piattaforme, con controllo dell’assetto attraverso la sequenza di svuotamento.

Traino e smantellamento

Nel luglio 2014 il relitto è stato trainato fino a Genova, dove è stato smantellato. All’Isola del Giglio sono seguite la rimozione delle strutture provvisorie e la bonifica e il ripristino dei fondali. Il costo complessivo dell’operazione è stimato in circa 1,5 miliardi di euro.

Una lezione di ingegneria

Il recupero ha combinato tecniche di geotecnica marina, carpenteria offshore e ingegneria navale: fondazioni provvisorie su un fondale irregolare, controllo di una struttura danneggiata durante un movimento di grandi dimensioni e uso del galleggiamento come forza di sollevamento, lo stesso principio che governa varo e posa dei cassoni nelle opere portuali.

Fonti

Foto: Rvongher, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0